La pianificazione aziendale 2027 dovrebbe iniziare prima della fine dell’anno. Negli ultimi mesi del 2026 molte imprese iniziano infatti a chiedersi come affrontare quello successivo: quali investimenti fare, se assumere nuove persone, quanto potranno crescere i ricavi e se servirà nuova finanza.
Sono domande che conviene porsi prima di gennaio.
Pianificare il 2027 significa partire dalle decisioni che l’impresa vuole assumere e verificarne per tempo gli effetti economici, finanziari e organizzativi. Non si tratta di prevedere il futuro con precisione, ma di arrivarci preparati.
Prima dei numeri vengono le decisioni
Il budget è uno strumento importante, ma non è il punto di partenza. Prima occorre chiarire cosa vuole fare l’impresa nel 2027.
Per esempio:
- vogliamo aumentare i ricavi?
- entrare in nuovi mercati?
- assumere personale?
- acquistare nuovi macchinari?
- ridurre l’indebitamento?
- migliorare l’organizzazione?
- aumentare i margini?
Solo dopo queste scelte ha senso tradurre gli obiettivi in numeri. Un budget costruito semplicemente aumentando del 5% i dati dell’anno precedente difficilmente aiuta l’amministratore a prendere decisioni.
1. Capire come si chiuderà il 2026
Per programmare l’anno successivo bisogna innanzitutto avere una fotografia aggiornata dell’impresa. Non serve aspettare il bilancio definitivo.
È sufficiente una situazione attendibile che permetta di valutare:
- ricavi e costi;
- redditività;
- crediti da incassare;
- debiti verso fornitori;
- indebitamento;
- disponibilità liquide;
- investimenti già effettuati o in corso;
- eventuali criticità operative.
La domanda da porsi è soprattutto questa: quali effetti di ciò che stiamo facendo oggi si trascineranno nel 2027?
Una nuova assunzione, un finanziamento, un investimento o la perdita di un cliente continueranno infatti a produrre effetti anche nell’esercizio successivo.
2. Trasformare gli obiettivi in scelte concrete
Dire “vogliamo crescere” non basta. Occorre capire da dove dovrebbe derivare la crescita e cosa sarà necessario per sostenerla.
Se l’obiettivo è aumentare le vendite, ad esempio, bisogna chiedersi:
- da quali clienti o mercati;
- con quali prodotti o servizi;
- con quale struttura commerciale;
- con quali costi aggiuntivi;
- con quali tempi di incasso;
- con quale capacità produttiva.
La crescita può migliorare i risultati dell’impresa, ma può anche richiedere più personale, più magazzino, più investimenti e più liquidità. Per questo ogni obiettivo dovrebbe essere valutato anche in termini di risorse necessarie.
3. Programmare gli investimenti prima di cercare gli incentivi
Lo stesso principio vale per gli investimenti.
Prima bisogna capire:
- cosa serve davvero all’impresa;
- quale problema deve risolvere;
- quando va realizzato;
- quanto costa;
- quale beneficio può produrre;
- come sarà finanziato.
Solo dopo ha senso verificare la presenza di agevolazioni o contributi. Come abbiamo già evidenziato parlando di convenienza degli investimenti, il vantaggio fiscale o finanziario non dovrebbe mai sostituire la valutazione economica dell’operazione.
L’agevolazione può migliorare la convenienza di un investimento valido, ma non dovrebbe essere il motivo principale per realizzarlo.
4. Costruire il budget economico
A questo punto le decisioni possono essere tradotte in un budget.
Il prospetto dovrà essere adattato all’impresa, ma dovrebbe almeno stimare:
- ricavi;
- costi variabili;
- personale;
- costi di struttura;
- investimenti;
- oneri finanziari;
- risultato atteso.
L’aspetto più importante non è però il numero finale, ma conoscere le ipotesi che lo hanno generato.
Se prevediamo ricavi più alti, dobbiamo sapere da dove dovrebbero arrivare. Se prevediamo costi inferiori, dobbiamo sapere quali interventi li ridurranno. Solo così sarà possibile verificare durante l’anno se il piano sta funzionando.
5. Affiancare al budget una previsione di cassa
Un budget economico positivo non garantisce che l’impresa disponga della liquidità necessaria. Utile e cassa non sono la stessa cosa.
I clienti possono pagare dopo diversi mesi, gli investimenti possono richiedere uscite immediate e l’aumento del magazzino può assorbire risorse finanziarie.
Per questo è utile affiancare al budget economico una previsione dei flussi di cassa. Anche la Banca d’Italia, nei materiali dedicati alle piccole imprese, richiama l’importanza della pianificazione finanziaria e della valutazione dei fabbisogni. L’amministratore dovrebbe avere una ragionevole previsione di:
- incassi;
- pagamenti ai fornitori;
- costo del personale;
- imposte e contributi;
- rate dei finanziamenti;
- investimenti;
- liquidità disponibile.
Una previsione anche semplice può evidenziare per tempo un futuro fabbisogno finanziario.
6. Verificare se l’organizzazione può sostenere il piano
Non tutto dipende dai numeri. Un’impresa può avere buone prospettive commerciali ma non essere organizzata per gestirle.
Prima di impostare obiettivi ambiziosi occorre quindi chiedersi se sono adeguati:
- ruoli e responsabilità;
- procedure interne;
- organizzazione amministrativa;
- sistemi informativi;
- capacità produttiva;
- competenze disponibili.
È un tema strettamente collegato agli assetti organizzativi, amministrativi e contabili: la pianificazione deve tenere insieme economia, finanza e organizzazione. Sul tema, il CNDCEC dedica specifica attenzione ai sistemi di pianificazione, programmazione e controllo nell’ambito degli adeguati assetti.
7. Controllare il piano durante l’anno
Il budget non dovrebbe essere predisposto a dicembre e riaperto dodici mesi dopo.
Durante l’anno occorre confrontare periodicamente quanto avevamo previsto con quanto sta realmente accadendo.
Gli scostamenti servono a capire se occorre intervenire. Ricavi inferiori alle attese, costi in aumento o incassi più lenti del previsto possono essere gestiti meglio se vengono individuati in tempo.
Pianificazione aziendale 2027: da dove può partire un amministratore?
Per iniziare possono bastare alcune domande:
- Come prevediamo di chiudere il 2026?
- Quali sono gli obiettivi che vogliamo raggiungere?
- Quali sono le principali decisioni da assumere per il 2027?
- Quali investimenti vogliamo realizzare?
- Come cambieranno personale e organizzazione?
- Quali costi potrebbero variare maggiormente?
- Avremo bisogno di nuova finanza?
- Quali rischi potrebbero modificare il piano?
- Come controlleremo durante l’anno se le previsioni si stanno realizzando?
Rispondere a queste domande significa avere già iniziato a pianificare.
Pianificare significa decidere prima
La pianificazione non serve a prevedere esattamente ciò che accadrà. Serve a capire in anticipo se gli obiettivi dell’impresa sono coerenti con le risorse economiche, finanziarie e organizzative disponibili.
Una buona pianificazione aziendale 2027 consente quindi di arrivare a gennaio con le principali decisioni già impostate e con strumenti utili per monitorare l’andamento dell’impresa.
Il vero valore del budget non è indovinare il futuro, ma aiutare l’amministratore a prendere decisioni prima che siano i problemi a imporle.
Nel prossimo approfondimento: il piano di cassa a 6 mesi
Uno degli strumenti più semplici per iniziare a pianificare è la previsione dei flussi di cassa.
Nel prossimo approfondimento vedremo come costruire un piano di cassa a sei mesi, quali informazioni inserire e come utilizzarlo per individuare in anticipo possibili tensioni finanziarie.
Metteremo inoltre a disposizione un modello Excel gratuito predisposto da Genus come prima traccia operativa.







